Attrice, autrice e regista teatrale, scrittrice e giornalista.

Reddito, lavoro, spazi, per vivere liber@

Piccolo-02
Anna Maria Bruni

 

Il filo rosso teso dal primo lockdown continua a dipanarsi anche tra altri settori del mondo del lavoro precario in crisi. I lavoratori e le lavoratrici del mondo dello spettacolo dal vivo si confrontano con i riders, i lavoratori della logistica, gli studenti e in generale il mondo della scuola e quello della salute.

Molta strada è stata fatta da quella prima manifestazione in presenza del 27 giugno, dopo il lockdown. Un manifesto comune, poi la ripresa parziale del lavoro in estate, e poi una nuova chiusura. Ovvero un’ulteriore stangata sulle condizioni di vita di tanti.  Non solo per i lavoratori dello spettacolo dal vivo, perché il lavoro precario in tutti i settori ha scoperchiato un milione di poveri in più.

Ce lo eravamo detto già agli Stati Popolari di luglio, e fin da allora abbiamo cominciato a gettare semi per costruire percorsi comuni. Il 26 e 27 marzo, nuove giornate di mobilitazione nazionale, cogliendo l’occasione della giornata mondiale del teatro e in risposta all’annunciata ripartenza da parte del ministro della cultura Franceschini, tante piazze sono state condivise con tante altre categorie .

Sono troppi i punti in comune per non ricostruire un’unità, a partire da quello che il mondo dello spettacolo ha chiamato “reddito di continuità” ma che deve tradursi in reddito minimo universale: è la base per la ricostruzione di un mondo del lavoro non più soggetto a ricatti, competizione sulla scarsità, deroga a diritti e tutele, per arrivare alla libertà di scelta.

Se è una svolta epocale, vogliamo che sia questa: la discriminante del lavoro non deve più essere lo sfruttamento, deve essere la libertà, senza più vincoli di dipendenza definiti dalla piramide del profitto. Una battaglia lunga e difficile, da cui si può uscire vincenti solo se uniti.

Aggiornato mercoledi 7 aprile 2021

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28 giugno 2020

Finalmente una tappa è stata raggiunta: la manifestazione nazionale ha ottenuto di consegnare il documento elaborato e condiviso dalle reti in questi mesi, a cui seguirà l’incontro con le istituzioni la prossima settimana.

Quattro mesi di lavoro, per studiare il marasma legislativo, contrattuale e burocratico in cui è frammentato questo settore, decisi a cambiare il sistema, per approdare alla risultato di sabato 27 giugno.

Chi come me lavora per lo più in modo indipendente, e che vorrebbe poter offrire uno spazio di creatività e di liberazione in un quartiere di periferia, si ritrova ancora tra bandi che impongono comunque di avere fondi propri per anticipare o partecipare alle spese, spazi pubblici che non vengono messi a disposizione, pagamenti a collaborazione, versamenti contributivi intermittenti, mancanza di un sostegno nel periodo di ricerca, scrittura, prove, allestimento.


E’ ora di cambiare il sistema e dare fiato a chi crea
, produce cultura, inclusione, pensiero, consapevolezza. Invertire la rotta, rompendo anche con la logica delle competizioni e dei premi, restituendo a questo mestiere il suo vero significato: quello di una continua, incessante ricerca, la cui espressione pubblica è come la pubblicazione per uno scienziato: una tappa di un percorso creativo, che è il vero senso del nostro vivere, e non ha fine se non con la fine della vita di un’artista, che di certo dice: voglio morire in piedi.

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