" Scrivere bene significa pensare bene
e di qui ci vuole poco per arrivare
ad agire bene"

thomas mann

Drammaturgia collettiva

RECINTI

DRAMMATURGIA COLLETTIVA di

Anna Maria Bruni, Gioele Mercante, Marco Moriconi, Mariateresa Pindilli, Giulia Proietti, Sandra Rosselli, Paola Scatena, Daniela Storari

Ideazione e regia
Anna Maria Bruni

“La scena si apre su un comprensorio, al centro la casa del portiere, ai lati le finestre che danno sul cortile. Seduti sui gradini della porta di casa vediamo il portiere e la figlia della moglie defunta, alle finestre di volta in volta gli abitanti. L’atmosfera è di grande desolazione, una calamità ha colpito la città, ma i residenti sembrano colpiti solo da quanto avviene nel loro piccolo mondo. Regna un silenzio spettrale, rotto solamente dalle voci che di volta in volta si alternano.”

 

Questo è l’incipit di Recinti, il testo che questo collettivo di drammaturgia teatrale ha appena ultimato.

Messico

Un argomento scottante per la fase storica che stiamo attraversando, una fase di cambiamento epocale con tutte le inquietudini che questo comporta: è finita un’era, o stiamo recuperando l’Umano disperso? La difficoltà sono proprio i “recinti” in cui siamo reclusi, in cui ci lasciamo recludere, in cui ci recludiamo. Perché spesso i recinti sono prima di tutto interiori. Paure e richiesta di sicurezza si barattano con la libertà, e noi crediamo di “salvarci” recintando il piccolo spazio in cui viviamo – o pretendendo che sia recintato! – rinchiudendoci in noi stessi, senza più riconoscere neanche il nostro vicino, non mettendoci in gioco, e lasciano che la realtà esterna faccia il suo corso senza intervenire, o credendo di non poter fare nulla per cambiarne il corso.

Sono queste le inquietudini che attraversano i personaggi che vivono nel comprensorio. E ce le restituiscono così come le vivono, consegnandoci le loro domande, che sono anche le nostre, chiamandoci a metterci in gioco, domandandoci a nostra volta. Che forse è già rispondere.

Scrivere un testo teatrale dove i profili dei personaggi emergono da persone diverse, con tutto il portato di vita, emozioni, relazioni, sofferenze e delusioni, conquiste, amori, gioie e passioni che ciascuno vive diversamente per carattere, età ed esperienza. E poi metterlo in relazione con “l’altro”, che anche qui significa per ciascuno qualcosa di diverso, e con il contesto, una realtà desolante e drammatica insieme. E confrontarsi come autori, scoprire insieme dinamiche che valgono sempre e valgono per tutt_ indipendentemente dalla consapevolezza che ciascuno ne ha, e allo stesso modo determinare le conseguenze di parole e azioni, o agire in conseguenza di quelle.

Un confronto continuo, e una continua riflessione su questi aspetti: questo è stato il percorso collettivo che ha creato esperienza, ovvero consapevolezza di sé e delle dinamiche nelle relazioni, insieme alle domande che ciascuno porta con sé sul tema affrontato. Ed è stata una scoperta per tutt_.

Dinamiche utili anche dal punto di vista psicologico, e che anche da questo punto di vista possono anche essere indagate. Del resto il teatro libera anche per questo: per l’interrogarsi continuo su di sé e sul mondo.

E forse oggi più della denuncia, più della messa in scena della miseria culturale e della spoliazione sociale che continuiamo a subire senza riuscire a cambiare, e più che sperimentarsi come attori, la cui prova diventa un gioco bellissimo ma che può non suscitare alcuna domanda, mettersi alla prova come autori può essere la vera chance per tornare ad interrogarsi davvero, e uscire cambiati dall’esperienza, più capaci di mettersi a nudo, di provarsi. Più capaci di crudeltà, per evocare Artaud, ovvero più capaci di dire e di affrontare la verità.

Potete leggere il testo cliccando qui . Vi troverete su google drive, e vi sarà accordato il permesso.

Recinti - Testo teatrale